Home » vita vissutaTag correlati: proprio tu, life, scuola, musica, percorsi, blog, amici, giornalismo, libri, social 20, cinema
domenica, 18 gennaio 2009
Ci ho, per forza di cose, pensato oggi.
Nella vita "reale" (se così si può ancora chiamare) - quando possiamo esprimere il nostro essere in molti modi, attraverso sguardi, sorrisi, gesti, espressioni, e chi più ne ha più ne metta - difficilmente diamo importanza a quanto di noi esprimiamo tramite quello che diciamo.
Qui invece, davanti ad un documento bianco, faccia a faccia con una pagina da riempire, quando le parole, e SOLO quelle, sono l'unico modo che hai per mostrarti a qualcuno, beh ecco... lì ci rendiamo conto di quanto importanti siano quelle letterine messe meticolosamente in riga nero su bianco. Ci rendiamo conto di quanta fatica dobbiamo fare per esprimere proprio QUEL concetto e non un altro. Ci sorprendiamo di come il cambio di una parola o anche solo di una virglola stravolga tutto il senso di ciò che volevamo dire. E allora ricominicamo da capo. Cancelliamo e pazientemente rimettiamo in fila le parole come fossero soldatini a difesa dei nostri più profondi pensieri.
E capita che se qualcuno deride, critica in maniera irrispettosa o peggio ancora cestina il nostro paziente lavoro, è come se buttasse via una parte di noi. Come se non fossero soltanto parole.
 Simplygiulia commenti (14) - Permalink In --- > The white side of me; vita vissuta, blog, social 20
sabato, 25 ottobre 2008
E' un periodo in cui va così. Chi mi conosce, chi sa, avrà sicuramente capito che io non sono io. Non lo sono più da un po' ormai. In tutti questi mesi -a pensarci bene non sono più mesi, ma anni- non ho fatto altro che sentirmi ripetere che non mi si riconosceva. Non c'era più la ragazza rompipalle, non c'era più la ragazza che rideva e scherzava, quella che piuttosto che stare da sola a casa preferiva sempre il solito noioso pub. Non c'era più la ragazza che credeva nell'amicizia, nei rapporti che ti fanno stare bene. In quel rapporto.
Chi mi conosce, chi sa, avrà sicuramente capito che quella ragazza non tornerà più.
Ci sono cose, persone, affetti che non riconosco più come miei. Ma non fa male. E' come se qualcuno, non solo avesse costruito intorno a me una grossa bolla trasparente, ma abbia avuto anche la pazienza di farla semipermeabile.
E così ci sono dei giorni che tutto mi passa davanti come se fossi al cinema a guardare un film scadente. Nessuno scossone, nessuna vertigine, nessun effetto. Nulla.
Ma ci sono degli attimi, pochi minuti che arrivano inaspettati, in cui qualcosa soffia e si fa spazio nella mia bolla. Ci sono cose, anche le più impensate, che toccano la carne scoperta, quella non ancora guarita del tutto.
E allora mi ritrovo a commuoverni per delle cose sciocche. Per uno sguardo di un amico in un posto insolito, per una frase letta dal professore a lezione, per una canzone, per una foto. Stasera è per questo:
"Cerca altrove quello che ti manca,
dà ad altri quello che a me non sai dare,
trova il modo per realizzare il sogno,
e torna da me quando di me non avrai bisogno.
Questo è importante. "
 Simplygiulia commenti (12) - Permalink In --- > The white side of me; life, vita vissuta, proprio tu
sabato, 25 ottobre 2008
E' un racconto che avevo letto un po' di tempo fa. Poi, proprio l'altro giorno, ho avuto una discussione a riguardo con un imbecille. Roba da mettersi le mani nei capelli....
Oggi l'ho ritrovato in questo blog, e lo giro a voi. E' un po' lungo, ma ne vale la pena:
Il bar di una stazione qualunque. Di Stefano Benni.
Il bar della stazione della città di B. ronzava di gente.
Erano i giorni di punta dell'esodo vacanziero. Truppe valigiate e zainate riempivano e svuotavano i treni, attendevano stremate dal caldo, si accampavano nelle combinazioni più teatrali, dal presepe al bivacco militare.
E soprattutto si accalcavano alle casse del bar, inseguendo glaciali lattine e rugiadose bottiglie che, una volta conquistate, reggevano alte sulla testa come ostensori, o cullavano maternamente tra le braccia. Soldati in divisa guatavano nordiche rosee, chitarre di alternativi sfioravano teleobiettivi di samurai, mamme monumentali controllavano diserzioni di prole, babbi carichi come somari tentavano, con l'ultimo dito libero, di tenere al guinzaglio un botolo scatenato dagli afrori. Pazienti ferrovieri fornivano indicazioni a suorsergentesse di brigate rosariate mentre branchi di giovanetti si spostavano compatti, e le sponsorizzazioni delle magliette si confondevano con quelle degli zaini, tanto da farli sembrare un enorme polipoide pronto a scivolare dentro al treno da un unico finestrino.
Quattro africani, ognuno con la boutique al seguito, cercavano di piazzare mercanzia con alterna fortuna, un quinto riposava sdraiato tra collane, giraffe e occhiali neri, come il sultano di una reggia in liquidazione.
Due vecchie vestite di nero, in transito dalle isole, tagliavano fette di provola per una nidiata di marmocchi in mutande.
Un uomo obeso, sudato, beveva birra a collo e mostrava coraggiosamente al mondo due cosciotti da tirannosauro sboccianti da shorts fucsia con la scritta "SportLine". Un barbone camminava reggendo nella mano destra una busta con la casa e nella sinistra il guardaroba.
Un'antilope bionda, bellissima, ambrata, avanzò tra i tavoli accendendo i sogni di tutti i militari presenti, ma ahimè, poco dopo la affiancò un Thor in canottiera traforata a riccioli biondi che educatamente si mise in fila troneggiando sopra brevilinei calabresi e sbarbine romagnole già rombanti in pole position per la discoteca.
Si attendeva il 9,06 in ritardo, il 9,42 speciale, il 10,00 seconda classe settori B e C. Tutti erano partenzapèr o arrivodà.
Solo due clienti del bar sembravano indifferenti alla generale eccitazione, come separati dalla folla da un velo invisibile.
Uno era un occhiceruleo, con un vetusto completo kaki, bastoncino di canna e sandali con calzini di lana.
L'altro un uomo tozzo coi capelli corti, occhiali a specchio, e un completo blu di una certa eleganza. Erano seduti vicino all'entrata del bar. Il vecchio, che chiameremo il Parlante, sorseggiava una birra. L'uomo con gli occhiali neri, che chiameremo il Silenzioso, beveva svogliatamente un caffè freddo.
Chiaramente il Parlante aveva voglia di attaccare discorso e il Silenzioso no: ma in queste situazioni un Parlante è sempre in nettissimo vantaggio. Basta che parli. E cosi' fu.
- Certo, ce n'è di gente oggi - esordi'.
- Abbastanza - grugni' il Silenzioso.
- A me non dispiace, - prosegui' il Parlante, per niente scoraggiato dal preventivo mugugno - voglio dire, una stazione strapiena può dare ai nervi, ma una stazione vuota è triste. E poi, non so come spiegarle, questa gente che parte per le vacnze mi sembra più allegra, frenetica, ma piena di buonumore, non trova?
- Se lo dice lei - rispose il Silenzioso dietro la cortina degli occhiali.
- Io non parto - disse il Parlante, ormai lanciato. - Quest'estate resto in città, mia moglie ha dei problemi di cuore, e i medici ci hanno sconsigliato di muoverci, allora mi piace venire qua perchè nel mio quartiere c'è un gran mortorio, sembra tornato il coprifuoco. Qua ci sono tante facce, dei bei giovani, delle belle giovanotte abbronzate. E la gente sembra migliore, ride di più, si chiama a alta voce, scherza. Forse perchè stanno partendo, e sperano di trovare qualcosa di buono là dove vanno. Si parte per questo, no?
- C'è anche qualcuno che sta già tornando - disse il Silenzioso.
- Si', ritornano e allora osservo quelle belle scene che mi piacciono tanto, uno scende dal vagone e guarda in fondo al binario, affretta il passo e poi riconosce la persona che lo aspetta, e le corre incontro. Si vedono degli abbracci che non si vedono tutti i giorni. E certi baci appassionati! E' un momento che ci si vuole bene, magari un'ora dopo si litiga ed è già tornato tutto normale. E si hanno tante cose da raccontare; magari in vacanza non ti è successo granchè, ma raccontandolo tutto si colora, si trasfigura. Anche senza volere, la vacanza diventa più bella di come è stata: le cose brutte diventano quasi comiche, le cose belle diventano uniche. Non trova?
- Non lo so. Non racconto mai quello che mi succede in viaggio...
- Ce n'è anche quelli come lei, che si tengono tutto dentro, come un bel segreto, da coltivare durante l'inverno, come una pianta che si compra in vacanza e si mette sul balcone. E magari tornando si accorgono che gli mancava la loro vecchia città, che sentivano un pò di nostalgia. Il loro quartiere sembra meno noioso del solito. Fanno progetti, si dicono: "no, questo inverno non andrà come l'anno scorso". Magari questi progetti si spengono in fretta, ma che importa? E quelli che partono? Si stancano più a organizzare la partenza che a lavorare una settimana, ma sembrano contenti. Perchè sperano che là, nel posto dove arriveranno, ci sarà qualcosa di nuovo, che cambierà il loro destino. O magari gli basta qualche foto da guardare nelle sere d'inverno. Che ne pensa?
- Penso, - disse il Silenzioso con un sorriso sarcastico - che lei dovrebbe andarci piano con la birra.
- Parla come mia moglie, - sospirò il vecchio - ma vede, dal momento che non parto, non mi va di stare chiuso in casa a mugugnare da solo, o guardare alla televisione gli ingorghi sulle autostrade, o invidiare quelli che sono partiti. Vengo qui e faccio anch'io parte della festa, immagino dei posti al mare o in montagna, o in un'altra città, dove ci potrebbe essere qualcosa di speciale per me. Ecco, guardi quella ragazza: c'ha scritto sulla schiena "Ocean Beach". Se la guardo, già sento aria di mare, e vedo le palme.
- Guardi che "Ocean Beach" è la marca dello zaino. E non sente che qua dentro manca l'aria per la ressa?
- Ha ragione - disse il Parlante. - Si', anche a me spesso la folla dà fastidio. Divento nervoso nelle file, soffoco quando sono circondato dal traffico, mi viene da dar di matto, vorrei roteare il bastone e gridare via, via, lasciatemi un pò di spazio, due metri, tre metri almeno. E poi ci sono i rumori che ti svegliano la notte, i motorini, le facce ostili alla finestra, il nervosismo di quelli che credono di essere gli unici a patire il caldo. Si', qualche volta mi arrabbio, ma poi mi chiedo: vivere insieme in fondo non è questo? Difendere il proprio diritto ad avere un pò di spazio, aria, silenzio, rispetto, speranza, ma senza aver paura di ciò che ci circonda, non vedere nemici dappertutto, invasori, gente che ti passa davanti. Lei, se per strada qualcuno la urta, cosa pensa? Che l'ha fatto apposta?
- Ma che razza di domande, - si spazienti' il Silenzioso - e poi di che rispetto parla, non vede quanti barboni, quante persone inutili, miserabili, disperate, ci sono qua dentro?
- Forse ha ragione. Ma non li guardi nel momento in cui sono feriti, chini a terra, vinti. Li guardi nel momento che si tirano su, che sono allegri, che cercano di respirare. Guardi quel nero: carico come una bestia, va a vendere chissà cosa in chissà quale spiaggia, e canta. E guardi come si gode la sigaretta quella vecchiaccia. E quella coppia di ragazzi, beh, non sono proprio dei modelli di eleganza, ma vede come sono abbarbicati insieme a dormire, li' per terra...
- Si', capisco cosa pensa - prosegui' il vecchio. - Che lei è diverso, che non è affar suo occuparsene. Eppure sono sicuro che anche lei, almeno un giorno della sua vita, era ridotto da far pena. Ma negli ultimi tempi, in questo paese, si fa più in fretta a buttare via la gente. Si è accorciata la data di scadenza come gli yogurt. Vecchio, alè, scaduto. Drogato, alè, non dura un mese. Disoccupato, alè, tanto finisce male. Per carità non vorrei buttarla in politica. Ma di questo passo facciamo cittadini solo quelli che tengono il ritmo del gruppo, non so se lei si intende di ciclismo, o anche peggio, quelli che marciano tutti al passo, o quelli che c'hanno i soldi da farsi portare a spalla.
- Calma, calma, - disse il Silenzioso - altrochè politica, lei mi sta facendo un comizio!
- Ha ragione, sono un chiacchierone. Ma ogni giorno vedo gente diventare cattiva per niente, odiare quella che non conosce, ripetere i tormentoni della televisione invece di dire quello che c'ha dentro. Allora mi arrabbio. E a me, glielo dico subito, se la borsa sale o scende non me ne frega niente. Io vedo se sale o scende l'avidità e la cattiveria. E sa cosa le dico? Ma che miseria, che crisi! Noi siamo un paese che potrebbe esportarla l'allegria, come le arance, aiutare gli altri paesi, potremmo essere gente che regala la speranza, invece di aver paura di tutto e montare le fotoelettriche intorno alla casa.
- Ma che discorsi sconnessi. Ci vorrà pure un pò di ordine - sbuffò il Silenzioso.
- Ha ragione ha ragione, sto esagerando. Volevo solo spiegarle perchè passo il mio tempo qui. Perchè penso che bisognerebbe sempre sentirsi come se si partisse il giorno dopo, o come se si fosse appena tornati. Tutto diventa più prezioso; quello che si lascia e quello che si trova. Il dolore è facile da ascoltare, quello che arriva addosso, urla una voce terribile, è sempre lui a raggiungerti. La speranza è una vocina sottile, bisogna andarla a cercare da dove viene, guardare sotto il letto per poterla ascoltere. O venire in una stazione.
- I suoi sono discorsi da pomeriggio estivo, - disse il Silenzioso consultando l'orologio, - ma mandare avanti un paese è molto più difficile.
- Ne convengo - disse il vecchio sorridendo. - Mi scusi se le ho attaccato un bottone, vedo che lei sta partendo. Beh, spero che vada in un bel posto e che passi una bella vacanza.
- Grazie - disse l'uomo, e si allontanò, fendendo deciso la calca.
- E' difficile parlare con un uomo che ha gli occhiali neri, - pensò il vecchio - non si vede mai cosa pensa davvero. Forse l'ho annoiato. O forse il mio discorso lo ha toccato. Sembra che a certuni perlar di speranza metta paura. Eppure a me questa gente che parte e torna mette allegria. Si' , saran avidi, nervosi, pigri, disordinati, cialtroni, si spingono e si rubano il posto ma hanno diritto di provarci un'altra volta, han diritto di cercarsi un posto migliore, o di tornare a casa e ricominciare. Si, ricominciare almeno una volta prima di rassegnarsi. Non è molto, ma è qualcosa.
Una famiglia gli passò davanti di corsa, il treno stava arrivando. Un bambino correva goffo, trascinando un triciclo rumoroso. La bimba teneva la mano sul cappello di paglia per non perderlo. Il padre aveva un gilè da pescatore a trenta tacshe e naturalmente non trovava più il biglietto. La madre lo perquisiva rimproverandolo. Il barbone, guardando la scena; rise. Il nero addormentato si svegliò sbadigliando come un leone.
Il vecchio aveva finito la birra, si asciugò la fronte e usci', un pò barcollante, sulla pensilina del primo binario. Venendo dall'aria condizionata del bar, fu come tuffarsi nel brodo. Vide il Silenzioso che si avviava verso l'uscita. Gli sembrò che non avesse più la valigia, ma non ci fece troppo caso. Era troppo incantato a guardare la gente. Gli sembrava di aver scoperto qualcosa, qualcosa di importante che gli sarebbe servito per quello che gli restava da vivere.
"Se avessi con me un quaderno ce lo scriverei sopra" pensò.
"Oggi, stazione di Bologna, due agosto di un anno vicino al duemila, ore dieci e venti del mattino, tutti sono allegri perchè partono, e faccio finta di partire anch'io".
 Simplygiulia commenti (2) - Permalink In --- > The white side of me; libri, vita vissuta, blog
martedì, 14 ottobre 2008
Stasera, Signore e Signori parliamo di un'iniziativa secondo me davvero fantastica (e non solo perchè è stata organizzata dalla città -da una parte- in cui vivo e lavoro)
L'evento fantastico di cui parlo è "Una notte per la scuola". Lo so, starete dicendo che palle... la solita manifestazione, il maestro unico, il grembiulino, i ceci, la bacchettate sulle mani.... E invece no!!!
Io sto parlando di una festa, una bellissima festa in cui ci sono clowns, trampolieri, laboratori scientifici, di arte, musica e teatro. Parlo di un posto all'aperto, sotto le stelle (non pioverà, perchè se esiste un dio, è precario). E poi ci sarà un buffet con tante cose buone, i maestri al circo, la musica dei Duo Lemuku del quale al momento non ho trovato il link ma appena pubblico il post prometto che mi impegnerò a cercarlo...
Insomma tantissime cose, anche alcune serie, lo ammetto. Però secondo me è un'idea grandiosa. Una scuola aperta tutta la notte. Ma a voi, ogni tanto, non torna la voglia di essere ancora piccoli? Di portare l'astuccio con le gomme colorate e i quadernoni con i quadretti (si fa per dire) giganteschi???. Bene, se siete a Bologna il giorno 15 ottobre potete fare tutto ciò. A partire dalle 17.00 fino alle 24.00 ci sarà tutto questo e anche di più. Basta solo venirci. Una passeggiata fno al quadriportico di vicolo Bolognetti per ritrovarvi catapultati in un batter d'occhio nella vostra infanzia. Non capita tutti i giorni di avere un'opportunità così.
Io ci sarò, e voi???
P.s: maggiori informazioni le potrete trovare qui.
P.s2: se non venite mi offendo.
 Simplygiulia commenti (4) - Permalink In --- > The white side of me; vita vissuta, scuola, amici
domenica, 28 settembre 2008
Solo che:
L'esame in cui mi impegnerò di più è il prossimo;
Il sogno più importante è quello che ancora devo realizzare;
Quel libro interessante che volevo leggere lo comprerò domani, oggi sono troppo impegnata;
Il ragazzo con cui mi dimenticherò di te ancora non l'ho conosciuto.
... è che vivo la mia vita come se la guardassi da un cannocchiale, mentre semplicemente mi servirebbero un paio di occhiali (da ipermetrope).
 Simplygiulia commenti (5) - Permalink In --- > The white side of me; life, vita vissuta, proprio tu
mercoledì, 24 settembre 2008
Mi è già capitato di parlare del fascino del tacco alto, di quanto sia sensule e di quanto mi piaccia portarlo. Quello di cui non mi è ancora capitato disquisire è l'utilità. Anche se al primo impatto non sembra, ci sono innumerervoli cose che si possono fare su un paio di scarpe tacco 12. Cominciamo:
1- uscire: andare a passeggio, al cinema, ad una festa, ad una grigliata, al museo, a cena fuori, a ballare, in macchina con il tuo lui (occhio perchè può essere più pericoloso del cambio), a teatro....
2- andare a lavoro: 'che se ne dica, a meno che tu, donna, non faccia il muratore, puoi tranquillamente andare a lavoro con un paio di scarpe alte. Migliorerà il tuo rapporto con i colleghi ma sopratutto le possibilità di socializzazione con le college (beeeeeeeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeee e poi come ti stanno bene... -ipocrita-);
3- fare la spesa: oggi come oggi il supermercato è il posto migliore per accaparrarsi il più quotato single di turno, quindi mai andarci impreparate (stile "come mi vesto dentro casa"); fonti accreditate indicano il reparto surgelati come tappa assolutamente da non trascurare. E poi volete mettere la soddisfazione di arrivare allo scaffale lì in alto??
4- sostenere la tua migliora amica: rigorosamente ubriaca portandola (addosso!) avanti e indietro per tutta la spiaggia -fatto realmente accaduto-;
5- sistemare casa: stirare, lavare i piatti, fare la lavatrice, spolverare. E' capitato a tutte di avere un uomo che ha i tre quarti d'ora di fuso orario. Sempre puntualmente in ritardo;
6- preparare la cena: al primo tête-à-tête a casa tua non possono mancare i tacchi alti. Indossali mezz'ora prima che arrivi il tuo lui. Evitare assolutamente di andare ad aprire la porta in patofole (no, nemmeno con quelle rosa con le piume!!!).
A me oggi, è capitato persino di fare questo:

(meno male che sono allenata!)
 Simplygiulia commenti (7) - Permalink In --- > The white side of me; vita vissuta, scuola
martedì, 16 settembre 2008
"E lontano, lontano nel tempo
qualche cosa negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi,
i miei occhi che t'amavano tanto.
E lontano, lontano nel mondo
in un sorriso sulle labbra di un altro
troverai questa mia timidezza
per cui tu mi prendevi un po' in giro
E lontano lontano nel tempo
l'espressione di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto,
l'aria triste che tu amavi tanto.
E lontano, lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto chissà come e perchè
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano ...."
 Simplygiulia commenti (7) - Permalink In --- > The white side of me; musica, vita vissuta, proprio tu
venerdì, 12 settembre 2008
.... basta una piuma su una bici a farti pensare -anche solo per un attimo- che è vero che c'è qualcuno che veglia su di te.
Poi ti rendi conto che sei a Bologna e che una piuma di piccione sulla ruot a non è poi così poetica.
 Simplygiulia commenti (4) - Permalink In --- > The white side of me; vita vissuta
sabato, 16 agosto 2008
Fare il resoconto di queste vacanze non è semplice. Quest'estate è stata piena di sfumature. E di scoperte. E di ritorni.
E' ritornata la mia voglia, la consapevolezza del perchè ho deciso di studiare storia. E' tornata così, inaspettatamente mentre facevo conversazione con un amico. E' tornata così forte che il mio interlocutore quasi riusciva a toccarla.
Ho riscoperto un ragazzo che pensavo cambiato, dopo tutto questo tempo. Sono bastate due parole e una birra a metà per vederlo così come quando l'avevo conosciuto. Sono bastate due parole e una birra a metà per riscoprire la parte di me che l'amava, per ricordare perchè l'amava.
Ho rinforzato rapporti che pensavo sarebbero rimasti sempre superficiali. Inaspettatamente invece...
Ho ripassato mentalmente un'amicizia che ho da una vita. Ho ricordato perchè la mantengo e la coltivo ancora adesso, ma anche perchè a volte ho sentito la necessità di mantenerne le distanze.
Ho scoperto la voglia di tornare a Bologna, ma questa volta non per scappare da un dolore troppo forte. Solo per vivere appieno le cose che mi aspettano.
Tu ancora non ci sei e non so se ci sarai domani. La mancanza di te, di noi continuo a sentirla ancora. E tanto. Ma adesso vedo più chiara la consapevolezza che nonostante tutto sono "ricca". Ricordo il tuo sguardo che mi amava. E penso che poche persone hanno avuto la fortuna di essere guardate così da te. E ricordo che era ugualmente incredibile vederti con i miei occhi. E mi sento grande.
Sono sul solito autobus, l'iPod passa "Whislist" e sul mio viso ci sono le solite lacrime. Le stesse di tutte le volte che parto. A volte mi chiedo se ci sarà mai una partenza asciutta, se quelle lacrime prima o poi smetteranno di scendere.
Questa volta però so che, almeno, non bruciano.
"I wish I was as fortunate,
as fortunate as me"
 Simplygiulia commenti (9) - Permalink In --- > The white side of me; vita vissuta, proprio tu
giovedì, 31 luglio 2008
Sono notti insonni. Mi addormento che è quasi l'alba. Mi risveglio e tutte le volte mi tocca fare i conti con una realtà in cui praticamente, non ci sei. Sono giorni che nonostante tutto, passano lenti. Conto le ore, i minuti. Sono qui da sabato, ma sembra un mese. E poi sono stanca.
Sarà che c'è questa decisione da prendere. Sarà che vorrei tanto che ci fosse qualcuno che potesse scegliere al posto mio, qualcuno a cui dare la colpa se poi tutto va male. Sarà che in fondo vorrei scappare a casa, dove almeno mi sembra di essere al sicuro.
E' che mi sento come in "Lascia o raddoppia?". Ma io non sono il duca Gagliardo della Forcoletta.
E poi è scorretto se la posta in gioco sei tu.
 Simplygiulia commenti (2) - Permalink In --- > The white side of me; life, vita vissuta, percorsi, proprio tu
|
|
|