
Cancro
In --- > The white side of me; blog, percorsi, giulia - vita
![]() Cancro "Preferisco i sogni del futuro alla storia del passato", diceva Thomas Jefferson. Potrà sembrarti innaturale vivere come se questo fosse il tuo motto, Cancerino, ma spero che almeno per un po' vorrai provarci. Ti propongo un esperimento: appena hai un momento libero, pensa a uno scenario piacevole e interessante che vorresti creare per te stesso in futuro. Se ti viene in mente un'immagine spaventosa, fai finta di appallottolarla e di gettarla in un fuoco scoppiettante. E se la tua mente comincia a vagare in direzione del passato, bloccala e dirigila verso la visione di un appagamento futuro. Travestimento consigliato per Halloween: la persona che sarai tra cinque anni.
In --- > The white side of me; blog, percorsi, giulia - vita ![]() Guardavo le luci accese nonostante non fosse ancora sera e accanto a me due bambini si litigavano quel paesaggio: "E' mia questa citta" "No, è mia" "No, è anche un po' mia.
Vedete bimbi... Questa città, le città in genere, le persone, che a loro volta sono piccole città che camminano... Tutte queste cose non sono di nessuno. Un giorno le incontri, le attraversi, prendi tutto quello che puoi e infine le lasci andare. E' così che dev'essere. E' così che è. E la luna bussò dove c'era il silenzio
ma una voce sguaiata disse "Non è più tempo" quindi spalancò le finestre del vento e se ne andò a cercare un po' più in là qualche cosa da fare dopo avere pianto un po' per un altro no, per un altro no... Sono notti insonni. Mi addormento che è quasi l'alba. Mi risveglio e tutte le volte mi tocca fare i conti con una realtà in cui praticamente, non ci sei. Sono giorni che nonostante tutto, passano lenti. Conto le ore, i minuti. Sono qui da sabato, ma sembra un mese. E poi sono stanca.
Sarà che c'è questa decisione da prendere. Sarà che vorrei tanto che ci fosse qualcuno che potesse scegliere al posto mio, qualcuno a cui dare la colpa se poi tutto va male. Sarà che in fondo vorrei scappare a casa, dove almeno mi sembra di essere al sicuro. E' che mi sento come in "Lascia o raddoppia?". Ma io non sono il duca Gagliardo della Forcoletta. E poi è scorretto se la posta in gioco sei tu. In --- > The white side of me; life, vita vissuta, percorsi, proprio tu ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Quando solo siedo al mio vecchio focolare
e odiosi pensieri mi vestono di tristezza.... Quando il destino raccconta di quelli che più amo, storie di dolore al mio cuore spaventato Tu, speranza, occhi di luce,la mia fantasia morbosa Rallegra, dammi dolce conforto C'è che oggi cercavo un cd da mettere su e me n'è capitato tra le mani uno in particolare. Me l'aveva regalato Massimo (ma si, mettiamocelo pure il nome...). Insomma Massimo era il ragazzo dei miei vent'anni, quello serio. E voglio chiedergli scusa, 'che non mi ricordo se l'ho mai fatto. Voglio chiedergli scusa perchè lui mi ha dato tanto, anche se non ha ricevuto da me lo stesso, non sempre almeno, non nell'ultimo periodo. Lui ci è stato male parecchio, ed è colpa mia. Non voglio star qui ad elencare scuse. E' colpa mia. Punto. Voglio solo dirgli che nonstante sia passato parecchio tempo gli voglio bene lo stesso. Voglio dirgli che mi dispiace quando ci incontriamo e ci comportiamo come due estranei, 'che un po' mi vien voglia di salutarlo - "Ciao, come stai" -. E poi che sorrido sempre quando ascolto la canzone che gli ricordava noi, che gli ricordava me. Stop. Solo grazie, grazie davvero.
E qualcosa rimane, fra le pagine chiare,
e le pagine scure, e cancello il tuo nome dalla mia facciata e confondo i miei alibi e le tue ragioni, i miei alibi e le tue ragioni. Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente ma lo zingaro è un trucco. Ma un futuro invadente, fossi stato un pò più giovane, l'avrei distrutto con la fantasia, l'avrei stracciato con la fantasia. Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel. Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevo ancora quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi. Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona e quando io, senza capire, ho detto sì. Hai detto "E' tutto quel che hai di me". È tutto quel che ho di te. Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro. I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi o farli rimanere buoni amici come noi. In --- > The white side of me; musica, vita vissuta, percorsi
Disquisizione con aspirazione filosofico-pedagogica sui miei limiti – Colonna sonora: Three Doors Down. Album: Away For The Sun. Carico di sensibilità ma con il ritmo giusto per non tentare il suicidio dopo la fine della compilazione del testo. Cominciamo. L’errore di per se non è una cosa cattiva. C’è gente che non fa altro che sbagliare. Tu la guardi e che vedi??? Facce contente ovviamente, o perlomeno facce che non se ne curano. Il problema principale, io credo, sia nelle massime aspirazioni a cui sei stato educato. Non è la prima volta che il mio pensiero si sofferma su argomenti del genere e il più delle volte sono giunta alla stessissima conclusione. Il problema sta nelle idee con cui ti hanno insegnato a pensare. Niente da ridire su quella che è stata l’educazione di cui mi ha equipaggiato la mia famiglia. Ho 26 anni. Ero già laureata e con una specializzazione a 24 (ovviamente massimo dei voti). Faccio un lavoro che in verità non mi piace più di tanto ma mi permette di dedicarmi come si deve ad una delle mie più grandi passioni ossia la storia. In poche parole faccio un lavoro che mi sta permettendo di mettere in cantiere un’altra laurea. Ragazza sempre con la testa sulle spalle. Poche storie ma importanti, anche se nessuna in corso. Pochi amici ma buoni. Molto lunatica e parecchio complicata lo ammetto – mea culpa – ma in definitiva mi definirei un 9 pieno. L’errore dicevo, di per se non è una cosa cattiva. Ma per una ragazza come me è peggio di una catastrofe. È come un terremoto, unito ad un alluvione che nemmeno il giorno del giudizio universale, condito con un mazzo di mega tornado. Il tutto durante il giorno del tuo matrimonio, ovviamente! La mia famiglia, in un modo o nell’altro mi ha sempre insegnato a comportarmi in maniera corretta, a pensare prima che ad agire, a comprendere che le azioni che fai hanno delle conseguenze a cui poi non puoi sottrarti e che spesso non hai il privilegio di una seconda opportunità. Educazione giustissima, ripeto. Ma come si fa quando l’errore lo commetti “per sbaglio”, appunto? Come si fa se tu proprio non volevi sbagliare? Se tu proprio volevi fare bene, volevi fare la cosa giusta e invece hai toppato come mai in vita tua? Come si fa se nessuno ti ha mai insegnato che a volte è l’istinto che ti dice la cosa giusta da fare? Come si fa se nessuno ti ha mai insegnato che a volte ragionare tanto su qualcosa non implica in automatico prendere la decisione giusta??? Ecco, in questo periodo il mio problema più grande è stato questo. Sono sempre stata sincera. Ho sempre fatto di tutto per fare la cosa giusta, per me e per le persone che mi sono accanto. Anche oggi, davanti a questo pc, ho creduto che la cosa giusta fosse stata dire la verità. Ed invece mi sono trovata davanti una persona che si ricrede sul fatto che io sia cambiata in meglio, ed un’altra che non mi parla. Potevo mentire, essere orgogliosa, stronza e cattiva, passare per quella tosta piuttosto che per l’amicona o per la ragazza innamorata (SI. Innamorata. Finalmente l'ho detto). E invece non l’ho fatto. A questo punto che si fa? Si chiede scusa? E non voglio commenti sul fatto che queste persone non si meritano il mio affetto e i miei gesti, perché non è vero. Voglio solo che qualcuno mi spieghi perché le cose che sono giuste per me, in generale non lo sono per gli altri. “Mi dica un ultima cosa” chiese Harry. “E’ vero? O sta succedendo dentro la mia testa?” “Certo che sta succedendo nella tua testa, Harry. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?” By: In perenne punizione dietro la lavagna della vita. In --- > The white side of me; life, vita vissuta, scuola, percorsi
...a fare le valigie, ancora. Risistemare la valigia, quella delle vacanze di Natale o delle vacanze estive in particolar modo, non è soltanto il gesto meccanico di ripiegare maglie, gonne e pantaloni, per riportarli a 700 Km di distanza in quella che ormai è la loro casa. Rifare le valigie, almeno per me, vuol dire più che altro fare un resoconto, tirare le somme. E' prendere le speranze e le attese con cui sono partita. E' controllare se sono state soddisfatte. E' ripiegare un pantalone e ricordarsi di quando lo si era scelto tra i tanti pensando: "Con questo lo farò impazzire". E' rimettere a posto con fatica quel paio di scarpe. Il tacco vertiginoso non può essere incastrato da nessuna parte. E' ricordarsi che le si era portate per quella sera lì. E' ricordarsi che non le si è mai indossate. E' pensare che raccoglierai i frutti delle promesse che ti sono state fatte. E' rendersi conto che, per un motivo o per l'altro non per tutti "una promessa è una promessa". E' rendersi conto che si è perso qualcosa, ma nonostante tutto si è acquistato il coraggio. E' aver guardato il rinofrzarsi di alcuni rapporti, il crollare di altri. E' ricordare che si è arrivati ridendo. E' capire che non si andrà via allo stesso modo. E' capire che in dieci giori si può cambiare; e che la ragazza che salirà su quell'autobus non è la stessa che ci è scesa. E' rendersi conto che alla fine, nonstante tutto, rimarrai tu. Tu, con le tue convinzioni, con i tuoi affetti - anche se disattesi - con la tua forza, con il tuo coraggio. Tu, con i tuoi sorrisi e con le tue lacrime. Tu con le tue debolezze e con la tua determinazione. Tu, con le tue speranze da riporre ancora, in un'altra valigia. "Toccarti il cuore con le dita e non aver paura Lo so, il post è un po' triste. Ma chi alla fine delle vacanze non lo è??? Comunque lo chiudo con una frase, la migliore che le mie orecchie abbiano sentito in questi giorni. E' delle mie ex coinquiline: "E' strano ma tu sei l'unica che quando torna è come se fosse ancora a casa sua. E' come se non te ne fossi mai andata". Queste si che sono soddisfazioni!!!
Avevo promesso a me stessa di non scrivere di quello che provo adesso ma è “troppo”. Nella mia vita in questo periodo tutto è “troppo” e il dispiacere per gli affetti perduti non è da meno. Alle volte mi vengono in mente quelle stronzate del tipo che ti rendi conto di qualcosa quando la perdi. Ma se lo sai già prima come si fa??? Come si fa se già prima sapevi che alcune cose erano la tua vita, quelle stesse cose che adesso ti sfuggono come sabbia tra le mani… Ci sarebbe un gran da dire che alla fine è solo una cosa momentanea, che c’è bisogno di un nuovo equilibrio, che lo troveremo presto. Ma non è una cosa a senso unico. Come si fa se tu non vuoi? Perché in realtà tu non vuoi. È così e io non ci credo più che riusciamo a sistemare tutto. Non credo più a niente. Tutto sembra così privo di significato. Affetto, amore, amicizia. Solo parole. Anche un po’ monotone e pallose a dire il vero. Me ne rendo conto anch’io che questa cosa sta diventando una lagna. Ma la scrivo lo stesso. Come ho sempre scritto tutto. E lo sai che non ho tenuto per me niente. A costo di sembrare ridicola, a costo di beccarmi dei grandi e categorici “no” in faccia e non… A differenza di te. Sing this song aimè, non siamo noi. L’indirizzo di questa pagina te l’ho dato una volta. Ce l’hai. Non so se tu sia mai passato di qui, non te l’ho mai chiesto e non mi interessa. Forse non ci sei mai stato. Forse gli dai uno sguardo ogni tanto. Comunque queste parole le lascio lo stesso. Sono le ultime. Non ne ho più per te. Per sempre. Tua (perfino adesso), Giulia.
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